Barcellona, Messi: 'A volte sogno di essere uno sconosciuto'

Barcellona, Messi: ‘A volte sogno di essere uno sconosciuto’

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La Pulce nell’intervista tv che andrà in onda domani sera in Spagna: “So di essere un privilegiato, ma ogni tanto mi piacerebbe andare tranquillamente al cinema, a un mercatino, o al ristorante. Pep e Luis Enrique i migliori che mi abbiano allenato”

E’ il prezzo da pagare alla celebrità. C’è chi ci finisce dentro non per scelta propria (provate a pensare ai figli dei capi di Stato), chi invece, essendo una superstar nel suo campo, deve giocoforza abbandonare le abitudini di una persona normale.

PRIVILEGIATO

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Per carità, i pro sono sicuramente di gran lunga superiori ai contro. Ma a volte anche i più grandi sognano di essere invisibili. O meglio – appunto – normali. Accade anche Leo Messi. “È vero che sono un privilegiato per tutto ciò che mi è capitato di vivere, però a volte desidererei l’anonimato, essere uno sconosciuto. E godermi il fatto di poter andare tranquillamente a un mercatino, al cinema o a un ristorante”. La Pulce parla del desiderio che sa di non poter realizzare nell’intervista che andrà in onda integralmente domani sera sull’emittente televisiva spagnola laSexta.

L’estate difficile

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Nei brani dell’intervista il cui contenuto era stato anticipato nei giorni scorsi, Messi parlava invece del periodo della scorsa estate in cui avrebbe voluto lasciare il Barcellona, e di come si sente adesso. “Ora sto bene, ma in estate sono stato molto male per quello che è successo – aveva detto la Pulce – e per come è andata nella Liga e in Champions. Però ora va bene, e ho voglia di giocare e di farmi valere”.

Pep e Luis Enrique

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Messi ha poi “votato” Guardiola e Luis Enrique i numeri uno in panchina tra gli allenatori che lo hanno guidato: “Guardiola e Luis Enrique sono stati i migliori. Pep ha qualcosa di speciale – ha detto l’argentino nell’intervista – Non lo so, ti fa vedere le cose in un’altra maniera. E poi come preparava le partite, difensivamente e per il gioco d’attacco, ti diceva esattamente come sarebbe stata la partita, e come bisognava attaccare per vincere. “Ho avuto la sfortuna (lo dice con ironia, ndr.) di aver avuto i migliori, uno dopo l’altro, e così rapidamente, cosa che mi ha fatto crescere moltissimo calcisticamente e dal punto di vista tattico, visto ciò che mi hanno insegnato”.



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