la vera storia di come nacque il nome d’arte del leader degli U2

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Il 10 maggio Bono ha compiuto 61 anni. Una data importante per una rockstar iconica, frontman di una band capace di segnare un record andando al numero uno in classifica in America per quattro decenni consecutivi da The Joshua Tree del 1987 a Songs of Experience del 2017  (sono l’unica band di questo elenco ristretto che comprende Bruce Springsteen, Janet Jackson e Barbra Streisand), cantante straordinario e comunicatore universale in grado di catturare l’attenzione del pubblico di uno stadio e dei partecipanti ad una conferenza sul clima nello stesso modo e di stringere le mani a presidenti e capi di stato ed abbracciare i fan senza perdere nulla della propria autenticità. Una tale presenza scenica e l’energia necessaria per guidare  la sua band al successo dal 1976 fino ad oggi, è il frutto di una trasformazione. Come molte grandi rockstar, Bono ha creato un’identità artistica e usa il rock’n’roll per entrare in contatto con le persone.

È nato al Rotunda Hospital di Dublino il 10 maggio 1960 con il nome di Paul David Hewson, secondo figlio di Iris e Robert “Bob” Hewson dopo Norman di otto anni più grande. Cresce in una casa di Cedarwood Road nel quartiere di Ballymun (un indirizzo che ha dato il titolo all’ottava traccia dell’album Songs of Innocence) ascoltando Bob Dylan, David Bowie e i Ramones e studia alla Mount Temple Comprehensive School dove il 25 settembre del 1976 vede appeso alla bacheca degli annunci un biglietto di Larry Mullen Jr. che cerca musicisti per formare una rock band. Rispondono lui, Adam Clayton, David Evans detto The Edge e suo fratello Dik. Durante gli anni del liceo, Paul Hewson fa parte di un collettivo di artisti chiamato Lypton Village. Si ispirano al surrealismo, credono nell’arte come forma di trasformazione e ricerca del vero io e creano personaggi assegnandosi dei soprannomi.

Dei Lypton Village fa parte anche l’amico di infanzia di Paul Hewson, Derek Rowen  detto Guggi, (è il fratello maggiore di Peter Rowen, il bambino fotografato sulla copertina di Boy il primo album degli U2 uscito nel 1980) artista visivo e musicista nella band post-punk Virgin Prunes insieme a Gavin Friday. Guggi e Gavin Friday scelgono il nome di Paul Hewson: prima è “Huyseman”, poi “Houseman”, “Bon Murray” e infine “Bono Vox of O’Connell Street” che viene accorciato in “Bono Vox”. Il nome è un’alterazione dell’espressione latina “bona vox” che si può tradurre con “buona voce” e nonostante all’inizio non fosse contento, Paul apprezza questa definizione perché ha già deciso che vuole diventare un cantante e lasciare il segno.

Bono Vox è anche un riferimento ad un negozio di apparecchi acustici, Bonovox Hearing Specialist che esiste ancora  al numero 9 di North Earl Street a Dublino. Per creare un’icona mancano gli occhiali scuri, che Bono indossa sempre in pubblico e sul palco già dalla fine degli anni ’80 per proteggere gli occhi da una forma di glaucoma. «Se qualcuno mi scatta una foto, il flash mi rimane negli occhi per tutto il resto della giornata» ha raccontato in un’intervista, «Quindi ho sempre gli occhiali scuri in parte per vanità, in parte per proteggere la mia privacy e in parte per ipersensibilità alla luce. Anche se adesso che ho svelato il vero motivo, tutti penseranno: povero Bono, è un vecchio cieco!





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