Boy, la storia del primo disco degli U2. Scorpi le curiosità dell’esordio discografico di Bono e The Edge

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Il 20 ottobre del 1980 gli U2 pubblicavano Boy, il loro primo album. Registrato negli Windmill Lane Studios a Dublino. Alcune delle canzoni erano già state suonate durante i concerti prima dei lavori in studio (come Out of Control, Stories for Boys e Twilight), altre canzoni sono nate in studio (An Cat Dubh / Into the Heart e The Ocean).

CURIOSITA’
– In tutte le canzoni The Edge ha usato una Fender Stratocaster ed una Gibson Explorer.
– Il bambino sulla copertina è Peter Rowan, fratello di Guggi, amico di Bono. Peter è anche presente sulle copertine di Three (1979), War (1983), The Best of 1980-1990 (1998) e Early Demos.
– Negli USA e in Canada sulla copertina ci sono i volti dei quattro membri della band.
– Boy è l’unico album degli U2 nel quale tutte le canzoni sono state suonate dal vivo.

Nick Stewart è il manager e soprattutto il talent scout che ha portato gli U2 al successo: ancora oggi collabora con loro e in una recente intervista ha voluto raccontare cosa accadde la prima volta che li vide suonare dal vivo. Come riporta GQ Magazine, l’episodio risale al gennaio del 1980, quando Paul McGuinness, produttore discografico e storico manager della band irlandese, telefonò a Stewart per chiedergli di andare ad assistere al concerto che i musicisti avrebbero tenuto al National Stadium di Dublino.

Atterrai a Dublino appena 24 ore dopo quella telefonata – ha raccontato Stewart – mentre pioveva e c’era un vento gelido, così mi dissi ‘Speriamo che almeno ne sia valsa la pena’. I talent scout di una volta dovevano baciare diversi ranocchi prima di trovare il loro principe. Quella serata, invece, fu davvero fortunata per me anche perché, tra le altre cose, due miei rivali appartenenti ad altre case discografiche avrebbero dovuto assistere a quello stesso concerto ma, per ragioni che non ricordo, alla fine non ci riuscirono”.

Stewart rimase subito molto colpito dal talento degli U2: “I musicisti gironzolavano sul palco mentre il pubblico, composto in prevalenza da giovani irlandesi in preda all’entusiasmo, si affollò sotto il palco con grande confusione ancor prima che il concerto fosse iniziato – ha raccontato –  a quel punto i potenti e irregolari accordi di apertura di 11 O’Clock Tick Tock risuonarono nell’arena e scoppiò davvero il caos. Fu ipnotico, un vortice di suoni, furia e spettacolo guidato da un’esile figura che sembrava quasi un talismano. Una figura che poi si arrampicò sulle casse rischiando la propria vita pur di far divertire la massa fremente di persone al di sotto di lei. Mi sembra ancora di vederlo mentre si esibisce – ha proseguito – come se tutta la sua vita dipendesse da quello. Bono Vox era lì per stupire tutti. E ci riuscì alla grande”.

Nick Stewart rimase così colpito che non ebbe alcun dubbio su cosa fare. A fine concerto si precipitò nel camerino per parlare con i ragazzi e disse loro: “È stato fantastico, vorrei che firmaste un contratto con la Island Records”. Da quella sera la storia degli U2 cambiò radicalmente perché quello fu un passo decisivo per la loro carriera: “Una cosa è annunciare audacemente a dei giovani musicisti con un gran fermento in testa ma nulla in tasca che intendi cambiare per sempre la loro vita, invitandoli a firmare un contratto con un’etichetta discografica considerata come la più prestigiosa tra quelle indipendenti dell’industria musicale inglese – ha detto ancora il manager – un conto è riuscirci”.

Per compiere la sua impresa, Nick Stewart fu affiancato dalla sua assistente Annie Roseberry e da alcuni componenti dell’ufficio stampa della casa discografica che furono subito d’accordo con la sua idea. A quel punto mancava solo un “piccolo” particolare: “Dovevo convincere il capo e il proprietario dell’Island Records, Chris Blackwell – ha raccontato – organizzai subito un viaggio a Nassau. Ne discutemmo per molti giorni e molte notti. Gli spiegai che, sebbene la band sembrasse guidata da Bono e The Edge, che ne costituivano il cuore pulsante creativo, in realtà era stata formata dal batterista, Larry Mullen Jnr. In sostanza – ha continuato – formavano un gruppo piuttosto unito. Il ‘quinto’ componente dello stesso, Paul McGuinness, si rivelò poi cruciale. Bono possedeva chiaramente le doti da leader per riuscire a portare la band ad alti livelli. Nonostante questo, né io né Chris in quel momento avremmo mai potuto immaginare quali vette la band sarebbe riuscita a scalare in futuro”.

Alla fine Nick Stewart vinse la sua battaglia e gli U2 firmarono con la Island Records, dando così inizio a una brillante carriera che continua ancora oggi. Bono non ha mai dimenticato il ruolo decisivo che il manager e l’etichetta discografica hanno avuto nella storia della band, infatti ne ha parlato spesso nelle interviste degli ultimi anni. “E così – ha detto ancora Stewart – quell’esile figura destinata a portare gli U2 al successo oggi ha 60 anni. Ha i suoi detrattori, alcuni dei quali sono apertamente ostili non solo nei confronti dello stile musicale della band, ma anche in quelli dello stesso cantante per il suo impegno nell’aiutare le persone meno fortunate in tutto il mondo. Non sono molti i cantanti rock che hanno fatto ciò che di positivo ha fatto lui. Da parte mia – ha concluso – senza vergogna nutro nei suoi confronti solo rispetto e ammirazione e dunque gli auguro il più felice dei compleanni, perché non merita nulla di meno”.

LA SCALETTA DI BOY

I Will Follow
Twilight
An Cat Dubh
Into the Heart
Out of Control
Stories for Boys
The Ocean
A Day Without Me
Another Time, Another Place
The Electric Co
Shadows and Tall Trees





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