Giornata Mondiale della Polio: lotta alla poliomielite

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Nella Giornata Mondiale della Poliomielite 2021 (World Polio Day) il destino di questa malattia, sempre più vicina all’eradicazione, si intreccia con gli effetti della pandemia di CoViD-19. Anche negli ultimi, difficili mesi ci sono stati importanti successi da festeggiare nella lotta a questa malattia virale altamente contagiosa, che può attaccare il sistema nervoso centrale fino a causare paralisi e che un tempo provocava milioni di morti ogni anno.

Un successo da celebrare. Il 25 agosto 2020 l’OMS ha annunciato che la trasmissione del poliovirus selvaggio è stata ufficialmente bloccata in tutti i 47 Paesi della sua regione africana, un passo storico dovuto alla costanza delle campagne vaccinali. Ora cinque delle sei regioni dell’OMS, che rappresentano il 90% della popolazione mondiale, sono libere dal poliovirus selvaggio, che rimane endemico soltanto in Pakistan e Afghanistan. In aggiunta a questo, due dei tre ceppi esistenti di poliovirus selvaggio sono stati definitivamente eradicati in tutto il mondo.

Diffidenza e lockdown. In Afghanistan and Pakistan, ultime roccaforti del poliovirus selvaggio, la pandemia di CoViD-19 ha bloccato per mesi le campagne di immunizzazione di routine, rendendo i tentativi di eradicazione ancora più faticosi. Le vaccinazioni di massa hanno incontrato negli anni anche ostacoli di natura politica. Nel 2019, i talebani avevano impedito le campagne vaccinali nelle zone dell’Afghanistan sotto il loro controllo, per poi riammetterle solo negli ospedali (e non nelle moschee o porta a porta). In alcune zone tribali del Pakistan, gli operatori sanitari che somministrano i vaccini rischiano la vita perché osteggiati da leader integralisti locali, che ritengono i vaccini veicoli di diffusione dell’AIDS, strumenti per rendere sterili le giovani musulmane o azioni di copertura per programmi di sorveglianza politica.

Esiste poi, e non solo nei due Paesi citati, un problema di natura medica noto dagli anni 2000 e legato a una delle due forme di vaccino disponibile. Contro la polio, come spiega il sito di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità, esistono due tipi di vaccini diversi: quello “inattivato” di Salk (IPV), da somministrare con iniezione intramuscolo, e quello “vivo attenuato” di Sabin (OPV), da somministrare per via orale.

Iniettabiole o per via orale. Il primo, quello iniettabile, è assai efficace nel garantire l’immunità umorale dal virus (nel sangue e negli altri fluidi corporei), ma meno nell’indurre immunità intestinale: è quindi meno utile nelle aree con servizi sanitari fatiscenti, dove è più facile essere contagiati ingerendo materia fecale contaminata attraverso l’acqua.

Il vaccino orale, più facile da somministrare e meno costoso, conferisce invece una più forte immunità intestinale e, nella maggior parte dei casi, protegge l’intera comunità perché riduce la quantità di poliovirus presente in scarichi e deiezioni.

In alcuni casi, tuttavia, questa forma attenuta del virus può diffondersi da un bambino appena vaccinato a chi non ha ricevuto il vaccino e risulta, quindi, ancora suscettibile al contagio. Questa trasmissione può avvenire attraverso le feci (pannolini, scarichi del wc), per contatto diretto o ingestione di acqua contaminata.

Rapporto OMS. Nel corpo umano il virus può mutare, da solo o sottraendo geni ad altri virus, in una forma più potente e trasmissibile, capace di circolare come un poliovirus vero e proprio (poliovirus di tipo 2 di derivazione vaccinale, cVDPV2) nella popolazione non vaccinata. Secondo un recente rapporto dell’OMS, il numero di casi di questo tipo polio nel 2020 sono stati 409 fino al 5 ottobre, 31 in più rispetto al 2019.

Nonostante i rischi, ben noti, non si possono fare passi indietro nella somministrazione del vaccino di Sabin, che in Europa ha consentito di eradicare definitivamente la polio nel 2002 e che è fortemente raccomandato dall’OMS nelle campagne vaccinali a livello mondiale, perché dagli anni ’80 ha permesso di ridurre i casi di polio del 99,9%.

Genoma del virus. Un gruppo di virologi del Belgio, finanziato dalla Bill and Melinda Gates Foundation, ha identificato le zone chiave del genoma del virus dove avvengono le mutazioni capaci di trasformarlo di nuovo in un patogeno virulento. Gli scienziati hanno introdotto alcune modifiche capaci di prevenire questa evoluzione negativa, e due nuovi vaccini orali così ottenuti dovrebbero aiutare in futuro a debellare anche questa forma di infezione.





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